
I “coming out” successivi
Col passare del tempo, man mano che cominciavo ad accettarmi così come sono (ammetto però che il cammino non è ancora giunto al termine) mi sono reso conto che le altre persone avevano idee sbagliate su di me, davano per scontate cose non vere ( a cominciare dall’orientamento sessuale, ma non solo), e la cosa, oltre a darmi fastidio, mi dava un senso di disagio sempre crescente...
Così una sera ho invitato i miei amici a casa mia a mangiare una pizza in giardino, come tante altre volte. Avevo già preannunciato che avevo intenzione di dir loro una cosa, e non ero per niente facilitato dal fatto che c’erano mio zio ed i miei cuginetti che giravano per il giardino, però d’altro canto mia mamma non voleva che andassimo di sopra, in casa, perchè aveva appena pulito, ed eravamo una decina di persone: qui A. ha proposto l’idea di andare a parlarne sulle scale di casa.
A ricordarmi la scena non posso fare a meno di ridere: tutti i miei amici seduti sui gradini a due a due, io alla base della scala, io che non riuscivo a parlare per la paura... A. spegne la luce ed io, chiudendo gli occhi e dicendomi mentalmente “fregatene!!”: “Ecco, volevo dirvi che...- e qui mi blocco e stò zitto per un paio di secondi – Oh, fanculo! Sì, insomma, ho capito di essere bisessuale...” .
Silenzio di tomba... A. riaccende la luce... i miei amici che fissano con uno sguardo stupefatto...
Silenzio... Poi una ragazza grazie a Dio rompe il silenzio e cominciamo a parlarne... è andato tutto bene, e ne sono stato contento, mi ha fatto sentire più libero. Un’amica mi ha addirittura fatto i complimenti, perchè ha detto che lei non sarebbe mai riuscita a farlo.
Dopo di loro l’ho detto a qualche altro amico/a, e hanno reagito tutti benissimo, chi più stupefatto, all’inizio, chi meno.
La vita a scuola
Però avevo sempre un enorme peso sullo stomaco: il fatto di non poter comunque essere me stesso a scuola.
In classe avevo delle persone veramente stupide, alcune strapiene di pregiudizi, non potevo di sicuro rischiare di dirlo a loro...
Però mi opprimeva sempre più lo stesso fatto che mi pesava con i miei amici al di fuori dell’ambito scolastico.
C’era la mia professoressa di Inglese, Destro si chiamava, che ci raccontava ogni tanto aneddoti sulla sua vita in classe, per insegnarci alcune cose sulla vita: per lei infatti insegnare vuol dire prima di tutto educare, ed avevo una grande stima di lei.
Tra questi aneddoti, ogni tanto ci raccontava di un suo amico americano che con suo marito era andata a trovare un pò di volte: questa persona, di cui non ricordo il nome, è gay, diceva, ed è una delle persone migliori che le è mai capitato di incontrare nella sua vita.
Poi ci raccontava della tolleranza incredibile verso gli omosessuali che ha potuto notare nei suoi viaggi, ci raccontava che era normalissimo che due ragazzi si mettessero insieme.
Inoltre, alle battute stupide dei miei compagni, che vi lascio immaginare, rispondeva sempre a tono, dicendo che gli omosessuali sono persone come tutti le altre, che si meritano il massimo rispetto, anche perchè spesso capita che soffrano più delle persone etero, ed inoltre spesso, a causa dei problemi che devono affrontare, sono pesone più umili e simpatiche.
Capirete che la prima idea che mi è venuta in mente è stata di parlarne con lei...
Un giorno, uscendo da scuola, la incontrai per il corridoio, e le chiesi se aveva dieci minuti da dedicarmi per parlare.
Si è dimostrata molto gentile, anche se all’inizio titubante (e ti pareva, anche lei quasi non credeva che fosse possibile che io fossi bisex), chiedendomi più volte se ne ero sicuro, e intimandomi di stare attento che non si sappia in giro (stupendo...!).
Poi le dissi che avevo intenzione di dirlo ad alcuni miei compagni di scuola e di classe, e mi rispose di stare bene attento alle persone cui lo dicevo. Avevo già deciso le persone in questione, e mi disse che anche secondo lei erano persone di cui mi potevo fidare.
Così, un pò alla volta, ho fatto un pò di coming out anche a scuola, con risultati che andarono oltre ogni mia aspettativa (addirittura, con due ragazzi che pensavo ci sarebbero rimasti male, alla fine ci sono rimasto male con la leggerezza con cui hanno accettato la cosa, rispondendomi istantaneamente e allora?).
Facendo qualche passo, indietro, man mano che mi accettavo per quello che sono, cominciavo a guardarmi intorno, ma soprattutto, a non rifiutarmi la possibilità di prendermi una cotta per qualche ragazzo, come facevo una volta.

In quarta superiore, avevo due compagni di classe che mi piacevano (e che poi sono stati bocciati tutti e due), un ragazzo che non è mai venuto a sapere di me, anche se avrei voluto dirglielo (ricordo, e non posso fare a meno di sorridere dicendolo, che a volte, guardandolo, mi ritrovavo a canticchiare la canzone radio freccia di Ligabue: Ho perso le parole, eppure ce le avevo qua un attimo fa...Dovevo dire cose, cose che sai, che ti dovevo, che ti dovrei....) che mi piaceva veramente un sacco, stravedevo per lui, ed un’altro con cui ho fatto “coming out”, ma a cui non ho mai detto che mi piace, e siamo ancora ottimi amici, ci vediamo abbastanza spesso.
È stato divertente il fatto che un mio compagno di classe, finita la scuola (ed intendo finiti gli esami), ha cominciato a chiedermi con insistenza se ero gay, ma siccome era uno di quelli a cui non l’avrei mai detto, ho negato tutto, però, visto che continuava ad insistere, alla fine gliel’ho detto (tanto, mi sono detto, non lo rivedrò più): e così ho scoperto che mi ero sbagliato sul suo conto... Certo, spesso spesso fa proprio lo stronzo, ma ha una mentalità molto aperta.
Per quanto riguarda l’ambiente scolastico in generale, ho potuto notare che spesso vengono dette frasi omofobe (tanto per seguire la massa) ma che la persona che le dice, spesso in realtà pensa il contrario: non ho mai dato peso alle prese in giro, in particolare alle persone che non sapevano di me, e trovo divertente il fatto che con gli amici che sanno di me, invece, ci lanciamo frecciatine in continuazione, prendendoci in giro a vicenda.
Solo un paio di volte mi è capitato, in situazioni molto particolari, di desiderare di sotterrarmi per non sentire certi discorsi o frasi, non rivolti in particolare a me, ma detti con una cattiveria impressionante.
Conclusione
Mi capita sempre più spesso, e con immenso piacere, di notare come le persone di oggi, e in particolare i ragazzi, cominciano sempre più a pensare con la loro testa, ascoltando quello che dicono gli altri, ma senza prendere per oro colato tutto quello che esce dalla loro bocca: visto soprattutto, per esperienza diretta, quante cavolate raccontano troppo spesso i media principali (tv e giornali), influenzando negativamente le persone, questa è una cosa a dir poco positiva.
Questo mi dà la speranza e il coraggio di pensare che ci stiamo avviando ad un mondo migliore, dove ognuno ha le proprie idee, libere dai pregiudizi, e dove c’è una maggiore tolleranza diffusa.