To be teacher and to be yourself. Non c'è da aggiungere altro, si presenta da sè!
Non sempre è facile conciliare tutto nella vita. Mi chiamo Maurizio, ho 46 anni e insegno Laboratorio Trattamento Testi all'Aldrovandi Rubbiani di Bologna, una grande scuola professionale statale dove i ragazzi e le ragazze si preparano per diventare tecnici della gestione aziendale, operatori e tecnici delle agenzie di viaggio, stilisti, grafici, insomma per essere avviati a una professione, relativamente agli interessi di ognuno.
Quanto sono me stesso nel lavoro che faccio? Se esiste un abbastanza, forse non abbastanza. Qualche anno fa, io ho cominciato a insegnare nel 1985, non era così facile confrontarsi con questi temi, ora la società si rapporta in modo diverso e anche io ho effettuato gran parte di quel percorso che ha formato le mie difese interne, insomma mi ha dato la forza, per poter dire a testa alta il mio orientamento sessuale senza che questo mi provochi vergogna. Molti colleghi lo sanno, vorrei dire tutti da quando in un Collegio ho presentato un progetto contro l'omofobia (magari non sapevano cos'era l'omofobia, ma poi anche quello qualcuno gliel'ha detto). Lo sa la mia Preside, lo sanno gli alunni che mi hanno visto allo stand del Cassero alla Festa dell'Unità, lo sanno gli alunni con i quali ho partecipato al corso contro l'omofobia.
Perchè invece gli alunni che mi vedono tutti i giorni spesso non lo sanno? Perchè trovo abbastanza bizzarro che un insegnante si presenti in classe il primo giorno e dica "Buongiorno sono il professore Pinco Pallino e sono gay", quindi aspetto che capiti l'occasione giusta, se non arriva pazienza. Del resto ammetto che io non faccio nulla per farla capitare.

La mia convinzione è quella che, se un giudizio di noi deve venire dato, sarebbe giusto questo avvenisse per quello che facciamo, non per quello che siamo. Se siamo neri, rossi, mancini, con le lentiggini su questo si può fare poco, ma se siamo arroganti, bugiardi, scansafatiche o altro, su questo si può fare, e tanto. Quindi mi aspetterei di essere giudicato per come mi comporto nel mio lavoro e rispetto agli altri.
Ho anche pensato che in un futuro, cosi come qualche anno fa non me la sentivo di sfilare al gay pride della mia città e ora invece lo faccio, mi verrà naturale dire che sono gay con i miei studenti. Oltretutto io credo che sia importante dirlo. Perchè altrimenti ciò che rimane invisibile semplicemente "non esiste" o, se esiste, è cattivo e pericoloso. La cosa buffa è che spesso ciò che è estraneo a noi non è neutro o fonte di curiosità, ma potenzialmente "pericoloso". Si, come diceva il mio amico Matteo, se vediamo un cucciolo di marmotta davanti alla porta e non ne avevamo mai visto uno ci farà tenerezza, non paura, ma sull'idea del "gay" entrano in azione anche fattori sociali che rendono il nuovo pericoloso ("vuoi mai dire che se conosco un gay poi divento gay anche io?). E' provato da alcune ricerche che le persone che hanno conosciuto di persona gay o lesbiche hanno poi un atteggiamento diverso nei loro confronti, diverso nel senso di più amichevole e più rilassato.
Ogni tanto mi capita di pensare che qualcuno dei miei studenti è gay o lesbica. Quello in cui credo è che i tempi non dovrebbero essere forzati, perchè sia il capire che il dichiararsi di "orientamento sessuale minoritario" richiede non solo coraggio, ma anche la forza per poter rispondere alle aggressioni di quando qualcuno ti dirà "a me fai schifo, perchè le lesbiche mi fanno schifo", bisognerà avere la forza di rispondere almeno dentro se stessi, bisognerà avere la consapevolezza di sapere che ciò che parla in quel momento tramite quella persona è il pregiudizio, bisognerà avere sufficiente stima e rispetto di se stessi per capire che quello che è giusto è quello che sento io, non quello che dicono gli altri.
Com'è difficile essere se stessi, già da quando sei piccolino ti chiedono chi è la bambina più bella a scuola, ti chiedono chi è la tua fidanzatina e dentro di te la risposta sarebbe invariabilmente "il mio amico Antonio, è lui il più carino, è lui che mi fidanzerei anche domani", ma già è chiaro la risposta non è quella giusta. Più avanti ti chiedi chi ha inventato quella bellissima tortura di fare spogliare tutti i maschi assieme nello stesso stanzino prima dell'ora di ginnastica e ti senti come un guardone nascosto in mezzo a tutto quella bellezza. Spero di avere la forza di resistere e di non allungare le mani su Antonio, che sembra sempre cosi ingenuo, cosi arrendevole, che nella mia cameretta ci ho già immaginato tutto il kamasutra completo e ritorno.
Be yourself, don’t matter what they say!