
Ecco qualche riga da chi, invece, gli incontri a scuola li conduce!
Quando mi chiedono quale sia l’obbiettivo dei nostri percorsi formativi di educazione all’alterità nelle scuole, rispondo che lo scopo è che, tra dieci anni, non ci sia più bisogno di suggerire agli adolescenti una riflessione sulla diversità. Il nostro sogno è che un domani non occorra più proporre strumenti per smantellare gli stereotipi, sterminare l’ignoranza e aprire un dialogo empatico tra individui “altri”. Purtroppo, le resistenze e gli imbarazzi da parte di dirigenti, insegnanti e studenti, cui spesso ci troviamo di fronte in alcune scuole superiori, sono una prova lampante dell’urgenza di accedere a quelle stesse strutture e di sfondare una volta per tutte la barriera di un’apparente, pseudo-tollerante tranquillità.
Capita di sentirsi dire che –No, nella nostra scuola il bullismo non esiste: nessuno ha mai picchiato nessuno!-. Bene, questa è la cartina al tornasole che in quel contesto c’è proprio bisogno di parlare di bullismo, di pregiudizio, di discriminazione: ingiustizie che percorrono strade ben più subdole del tafferuglio tra coetanei e si declinano in emarginazione, pettegolezzo, offesa e invisibilità sociale, talvolta più pesanti di un pugno nello stomaco.
Quindi credo che continueremo a proporre laboratori nelle scuole fino a quando non sarà chiaro che affrontare il tema dell’omofobia non significa solamente tutelare le studentesse e gli studenti omosessuali, ma lavorare insieme per costruire un ambiente più accogliente ed inclusivo per tutte e tutti.
Matteo Martelli
Progetto Scuola Cassero