Già, "getting out of the closet" non so più dove leggevo che adesso è questa forma e non più "coming out" ad essere usata di più in lingua inglese per intendere "dichiararsi gay". A me piace molto di più, rende meglio la sensazione, almeno per quanti mi riguarda.
Infatti l'immagine dell'armadio, che limita i movimenti, che blocca, che isola la trovo azzeccata.
Tutto questo per dire che.................. IERI LO HO DETTO A MIO FRATELLO !
Ed è stato semplicissimo.
Ho provato a farlo uscire (fare due passi, fumicchiare ed essere più rilassato!) ma niente: - no non mi va, sono stanco ecc. ecc.- Vabbè, stava guardando un film, lo ho tirato da parte (dimenticavo eravamo soli a casa) e siccome lui aveva tirato fuori, poco prima, il suo sempre più vicino compleanno, gli ho detto: -senti, ti devo dire una cosa, prendila un po' come un regalo in anticipo, anche se poi arriverà quello vero e proprio, siccome conti molto ti voglio dire una cosa molto personale, che mi riguarda, che non ho mai detto a nessuno. Non è assolutamente facile ma... insomma, il fatto è che sono gay-
Lo immaginava: qualche volta avevo lasciato qualche sito in tema nella cronologia, mi ero dimenticato di cancellarla, e però aveva voluto che fossi io a parlargliene quando credevo io fosse il momento.
Insomma...perfetto, poi mi ha detto che anche i miei qualcosa sospettavano, sempre per lo stesso motivo, che ne avevano parlato con lui, anche se non hanno ancora la certezza, quindi era stato preso bene il fatto, a parte mia madre che si sentiva in colpa: dovrò parlarne bene con lei più che altro.
Beh, sono davvero STRAFELICE, QUESTO E' TUTTO PER OGGI MA NON MI SEMBRA POCO.
Sono uscito di casa e ho lasciato una lettera ed un libro (figli diversi, di Giovanni e Paola Dall'Orto). La lettera, per sommi capi (è un po' troppo personale per essere preciso) descriveva un anno di inferno, di crisi, come quello che ho appena passato (tra le altre cose sono stato bocciato), un anno pessimo, anche se dal blog, che usavo per "evadere" non traspariva.
Poi ho scritto loro quello che andava scritto e che anche se sofferto è stato un anno utile, perchè adesso sono felice e tutto per me è a posto. Ho detto che sapevo che non sarebbe stato facile neanche per loro, che avrebbero sofferto probabilmente, si sarebbero sentiti colpevoli forse, che sapevo che forse avrebbero avuto bisogno di tempo, e che speravo comunque potessero vivere questo fatto felicemente, come me. In conclusione li invitavo, al mio ritorno, a parlarmene, a chiedermi qualsiasi cosa, senza la paura di dire cose stupide o di offendere. E spiegavo che avevo deciso di scrivere invece che parlare perchè così prima di trovarsi davanti me, di doversi confrontare con me, che non sarebbe stato facile, potevano parlarne tra loro, se volevano con mio fratello o con altri (a mia madre ho consigliato mia zia, sua sorella, che so le tira su il morale sempre, quando è giù) . Che non dovevano preoccuparsi di parlarne con chiunque perchè, risolta la questione con loro, a cui tenevo, nessun altro era indispensabile (a parte mio fratello ma era già risolto, avevo scritto anche questo) se qualche "amico" avesse avuto problemi potevo dire tranquillamente addio.
i miei arrivano a casa, leggono, probabilmente parlano...... mi arrivano due messaggi:
telefono di mio padre : me l'ero data.
telefono di mia madre : non ti preoccupare, ti vogliamo bene.
Sono sull'autobus e piango di felicità!!!
Scendo, fumo, rido, passeggio.
Entro in casa, ha le lacrime agli occhi, piange, non riesce a parlare, mi dice che aveva paura che stessi scappando di casa, la abbraccio, sono contentissimo, non piango, sorrido, la abbraccio e parliamo.
L'unica domanda in realtà è: -Ma come fai a saperlo?- La risposta, ridendo: -beh, sai, sono cose che si sentono, lo so nello stesso modo in cui tu sei sicura di non essere lesbica.-
La sera esco con alcuni amici di Arcigay, brindiamo al mio coming out, a quello di un altro, ai nuovi diritti spagnoli e a quell'amore di etero che è Zapatero.
Mentre sono fuori mia mamma mi manda un messaggio: "Ti aspetto, ti devo parlare!".
La chiamo.
- ciao ma', guarda che torno tardi, non è il caso che mi aspetti sveglia, domani mattina sono tutto per te.
- Ok, ciao, divertiti
- Ciao ma', ti voglio bene.
La mattina mi viene a svegliare, apro gli occhi e inizia a piangere.
Ci sediamo sul divano, inizia a parlare, a balbettare, e a dirmi che lo sa, che è colpa sua, che è una madre antipatica e oppressiva.... mantengo il sorriso ma sto male, è un dolore fisico proprio, non so spiegare.
La abbraccio, la guardo negli occhi e le dico di rilassarsi, respirare forte e calmarsi, che non è vero, che adesso molti sostengono che sia una questione genetica, ma che sostanzialmente sulle cause non ne sa niente nessuno e che poi io di mia madre sono orgoglioso, le voglio bene, non la cambierei con nessuno e so tutte le volte che a già sofferto per me, che certe cose non le deve proprio dire.
Vado a fare colazione e sto come un cane, lei sta male, malissimo e non posso non pensare che sia colpa mia, che c'è chi non lo dice mai alla famiglia, che avrei potuto farlo anche io, che sono una m***a!
Dopo qualche ora torna in casa mia: sorride, ma non perché è felice, per nervosismo. Ha deciso di seguire il mio consiglio, andare a parlarne con mia zia, che so che l’ha consolata anche quando mi hanno bocciato. Non so come reagirà lei, ma spero: tanto peggio di così...
Alla fine mia madre mi chiama e mi passa mia zia, che con la voce rotta dal pianto mi dice: -sei una persona fantastica, ti voglio molto bene, così come sei, sei davvero fantastico, devi aver sofferto molto.- Le rispondo un grazie, saluto, risponde, buttiamo giù il telefono.
Torna mia madre, sorride, questa volta davvero, è felice, io la guardo e non posso fare a meno di ridere salutandola.
- Ciao, hai sentito la zia… le ho fatto leggere la lettera e sfogliare il libro, ha pianto, commossa, mi ha detto che è proprio orgogliosa di suo nipote.-
Io ascolto, la guardo in faccia, rido, la abbraccio.
Mi dice:- Ti vogliamo bene, tutti, tutta la famiglia e ci vai benissimo così come sei!
Rido, le dico grazie, che sono tutti veramente le persone migliori, che gli voglio bene e che domani voglio che ce ne andiamo, io e i miei genitori, tutti insieme, da qualche parte, tutto il giorno a divertirci.
Non so cosa dire, quando qualche tempo fa dicevo di essere felice non era vero, ero solo meno triste, adesso sono davvero felice, adesso capisco cosa vuol dire davvero essere felice.
I miei sono usciti, a vedere una danza di monaci tibetani, una cosa con delle maschere, so che si divertiranno. Mi sento bene e mi basta. De Andrè mi tiene compagnia e io vorrei fermare il tempo da qui all'eternità.